Browsing Category

Attualità: come va il mondo

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo, Parole

Primavera, di una nuova era


Quando la terra è giovane e fresca,
quando la testa è piena di festa,
quando la terra splende contenta,
quando il vento profuma di menta,
quando è più dolce anche la sera
è proprio allora che è Primavera.

ALEXANDRU IONEL COSMA, 1A

La luce splende
la notte attende
e la vita si accende.

I nuvoloni spariscono
le piante fioriscono
e i bambini in giardino si uniscono.

L’umore migliora
la terra di buono odora
e la primavera tutto indora.

MONICA DARIA PRECA PUSCHIN, 1A

I fiori stan nascendo
e i bambini stan crescendo,
le giornate si stanno allungando
e la mia felicità sta aumentando,
perché possiamo uscire senza giacconi
senza tornare a casa coi geloni.
Gli amici da lontano stanno tornando
e altre amicizie stanno nascendo
sotto al sole e ai fiori di pesco
baciati da un venticello fresco.
Gli alberi, le foglie, i colori!
Ormai siamo tutti più buoni!
Speriamo anche i grandi della Terra
così che possano mettere fine alla guerra
e con questa primavera
dare inizio a una nuova era.

CLAUDIA FATTORETTI, 1A

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo

Dal mare alla montagna

La guerra é la cosa più brutta che si può immaginare,
ci fa agitare e disperare,
non mi sembra vero che ne stiamo ancora parlando,
basta un soldato che dice “mi arrendo”.
Nessuno la vuole e nessuno la spera
in questa nostra incredibile era
che a tratti ci sembra meravigliosa
e poi all’improvviso diventa pericolosa.

C’era chi dormiva
e chi soffriva
con le bombe
tutte tonde,
con gli aerei sulla testa
invece di pensare a una bella festa
in cui potersi riabbracciare,
perdonare e innamorare.

Il mondo cantava,
la gente sognava,
ma nel frattempo una bomba scoppiava.
La popolazione si lamentava
e la Storia in mente tornava,
ma purtroppo la guerra non si fermava.
Vorremmo dire una cosa sola
dalla piazza alla scuola,
dal mare alla montagna
dal lago alla campagna,
qui c’è di mezzo la vita:
la vogliamo far finita?

La poesia è il frutto di una riflessione della classe IB, sugli eventi che travolgono il nostro Mondo.

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo

Non vogliamo quel che voi volete

Noi siamo la generazione che voi definite senza cuore,
quella che secondo voi non sa cos’è l’amore,
che solo il telefono sa usare
e che di tutto si vuole disinteressare.
Eppure lo sapete?
Noi non vogliamo quello che voi volete!
Se la guerra è quello che ci proponete
no, non ci ingannerete.
Della guerra, è vero, non ci importa
noi non abbiamo la memoria corta,
perché a scuola abbiamo studiato
e sappiamo che è sbagliato.

La guerra non serve, perché bombardare?
Io dico che bisogna dialogare:
bombe come coriandoli,
uomini come giocattoli.
Tutto questo non ci piace,
noi siam qui per fare pace.
Cerchiamo di non sparare
e tante vite salvare.

Cerchiamo la pace che emana dolcezza
ed elimina la tristezza,
quella pace così preziosa,
profumata come una rosa,
la pace è la cura
di ogni bruttura.

Ognuno è un anima di diverso colore
ognuno di noi dentro ha un dolore,
la testa dei grandi del mondo è nel pallone,
noi non vogliamo dolore e depressione:
non vogliamo pensare che in un mondo di umani manca proprio l’umanità,
per noi quello che conta è la sensibilità.

Non tutti ne capiscono l’importanza,
non tutti riflettono che dentro alla pace c’è l’uguaglianza.
I potenti dovrebbero stare più attenti
alle buone idee che i ragazzi hanno nelle menti.

E dunque ecco cos’è la Pace:
qualcosa di molto vivace,
qualcosa che non si può definire a parole
perché bisogna viverla nel cuore.

La poesia è il frutto di una riflessione della classe IA, sugli eventi che travolgono il nostro Mondo.

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo, Contaminazioni, Popoli: geostorie tra spazio e tempo

Mercanti e mercati: la potenza di un incontro

Questo articolo è un vero e proprio viaggio: ce ne andremo in giro alla scoperta dei mercati del mondo e quindi allacciate….ah no, no! Meglio dire caricate i carri, sistemate i cavalli e…andiamo!

Il nostro viaggio comincia nel pieno Medioevo, un periodo storico particolare, ricco di avvenimenti belli e meno belli, di sicuro molto fervente. In questo momento, soprattutto in Europa, i mercanti erano persone che iniziavano a vivere del loro lavoro: il commercio. Il mestiere di mercante nasce proprio in questo momento e la parola mercante viene dalla parola mercantante cioè proprio colui che pratica la mercatura.
Dall’anno mille e fino a tre secoli dopo le citta si popolarono grazie proprio ai mercanti: non erano più, ormai, luoghi di passaggio ma ritrovi dove fare affari. Quindi si crearono anche scambi di merci con le popolazioni straniere. Insomma, si andava formando il mondo che poi avrebbe preso la forma che conosciamo. Tutt’oggi infatti si sono mantenute delle tradizioni e dei modi di vivere che vengono da un lontano passato e che i popoli tengono a rispettare.

La prova concreta di quel che stiamo dicendo sono i mercati: il mercato non è solo un luogo, ma un concetto. Il mercato è incontro, è scambio di merci e di idee, è stupore di fronte alla varietà del mondo. Un mercato è poi, anche, naturalmente, un luogo in cui si possono comprare dei prodotti.

Leggendo qua e là su internet e stimolata dalle lezioni di geografia a scuola, ho cercato informazioni sui mercati del mondo e devo dire che sono rimasta meravigliata da tanta varietà e bellezza.
Luoghi di odori, sapori, colori: li vorrei vedere tutti.

Vorrei assaggiare, toccare, ascoltare.

Il mercato del pesce a Tokyo, ad esempio, secondo me è interessantissimo: offre dal pesce più economico al caviale più lussuoso ed è il più grande del mondo. Oppure il Water Market a BangKok, dove la merce viene scambiata su delle barche che galleggiano sulle acque; il Gran Bazar a Istanbul, che è pieno di spezie d’Oriente e di tessuti preziosi, è uno dei mercati più antichi e colorati del mondo. Ancora: il souk di Marrakech, in cui vedrete insieme pollame, pellame, dolci buonissimi marocchini, pantofole, servizi da tè. Veramente un posto che vorrei vedere. E la Boqueria di Barcellona? 800 bancarelle di frutta profumata, formaggi, vini. Che meraviglia! Ancora, i mercatini di Natale in Europa, soprattutto al nord, in cui non solo si comprano oggetti fatti a mano, magari con lane pregiate che scaldano l’inverno, ma si acquistano anche cose mangerecce, come street food tipico o infusi da passeggio che tengono calde le mani. Se cercate un ambiente underground, punk- gothic, Camden Town è il luogo che fa per voi: se state cercando un souvenir originale a Londra, qui lo troverete! E non parliamo dell’Italia, che è piena di mercati, da nord a sud, grandi e famosi ma anche piccoli e conosciuti solo ai locali: Piazza Palazzo, Piazza delle Erbe, Ballarò, San Gregorio Armeno, Campo de’ Fiori.


Che si chiami dunque mercato o suk, che è la denominazione usata del mondo arabo, io spero che nella mia vita potrò vedere diversi mercati perché mi sembra un bel modo per avvicinarmi alla cultura di un Paese.

Articolo di Roberta De Angelis, 2C

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo, Contaminazioni, Lingue e culture diverse: parole e tradizioni oltre le barriere, Popoli: geostorie tra spazio e tempo

L’amore oltre la morte: l’Olanda dei Tulipani

La parola “tulipano” viene dal turco “tulbend”, che significa “turbante”. E infatti rimanda al copricapo che si usa nelle zone medio orientali del mondo. Questo non è un caso, perché i bulbi di tulipano arrivarono in Europa dalla Persia nel 1554. Si diffusero in particolare in Olanda e ancora oggi i tulipani sono un vero e proprio simbolo dei Paesi Bassi. il 1 maggio in Olanda c’è proprio la festa dedicata a questo fiore.

I tulipani però erano però, inizialmente, molto costosi e per questo erano considerati un bene di lusso quasi come i diamanti. Nel Seicento, i bulbi dei tulipani, per quanto erano ritenuti preziosi, potevano anche essere scambiati con terreni e bestiame.
Con il passare degli anni venne aumentata la produzione e si favorirono anche degli innesti, si fecero tante sperimentazioni che consentirono di produrre fiori di molti colori, tutti diversi e nuovi. I più richiesti erano quelli striati che si ottenevano
iniettando nel bulbo un virus, pensate un po’
. Finalmente questo bel fiore stava pian piano diventando accessibile a tutti. Oggi in Olanda ci sono tantissime zone in cui possiamo incontrare grandi coltivazioni di tulipani, da visitare a piedi o in bicicletta, come fanno i locali.

Ma nel linguaggio dei fiori, cosa rappresenta il tulipano? Ho letto che alla donna amata si usa regalare la rosa in diverse zone del mondo, ma non tutti sanno che è invece il tulipano il simbolo dell’amore oltre la morte. Se la rosa è l’amore terreno, il tulipano rappresenta una dimensione più alta: quella dei sentimenti più nobili, dell’amore che tende all’infinito.
Al riguardo, esistono alcune leggende, la più famosa è iraniana, e racconta la morte di Shirin, una bellissima giovane innamorata di Farhad, partito in cerca di fortuna che però non tornò mai più. Disperata, la fanciulla si mise alla ricerca dell’amato fino a quando, in preda allo sconforto più totale, cadde su alcune pietre aguzze e si fece male, così tanto che morì, in un mare di lacrime e di sangue. Proprio da quel sangue, in quel luogo, nacquero i primi tulipani. Rossi, ovviamente, perché rosso è il colore del sangue ma anche della passione e dell’amore.

Mi piace molto studiare la geografia anche attraverso simboli e tradizioni dei Paesi. Questa dei tulipani è stata una bella scoperta.

Articolo di Federico Vittori, classe 2A.

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo, Popoli: geostorie tra spazio e tempo

La corrida tra tradizione e modernità

L’usanza di lottare coi tori, conosciuta in Spagna come “corrida de toros” che significa “corsa dei tori”, risale al tempo degli antichi giochi greci, etruschi e romani. In genere in ogni corrida si alternano 3 toreri e 6 tori per circa 2 ore.

In cosa consiste la corrida?
Lo “scontro”  inizia con il “matador” (torero) che spinge il toro verso il “picador” (torero a cavallo). Quest’ultimo, colpisce ripetutamente con un’asta – la “pica” – dietro il collo dell’animale per impedirgli di muovere la testa. Dopo giunge il turno dei “banderilleros“, che conficcano nel corpo dell’animale già stremato e sanguinante una serie di banderillas, dei piccoli arpioni di legno coperti di carta colorata dotati di un rampone per attaccarsi al dorso del toro.
Infine arriva il momento dello show del matador, che istiga il toro con la famosa muleta (il telo rosso). Il gioco continua finché il toro non si inginocchia a terra, sfinito e in preda ad un’atroce sofferenza. Per finire il matador conficca l’estoque (spada) tra le scapole dell’animale, uccidendolo tra gli applausi concitati della folla.

Una tradizione antica ma davvero tanto, troppo crudele.  Le corride in Spagna sono circa 2000 all’anno, la maggior parte si svolge nelle regioni di Castilla-La Mancha (380 all’anno), Andalucia (360 all’anno) e Castilla y Leòn (330 all’anno), e 280 nella sola Madrid. Sono una grande attrazione per i turisti.

In Spagna esistono anche altre feste e tradizioni che vedono i toti come protagonisti. La più famosa di tutte è la corsa dei tori a Pamplona, a luglio di ogni anno, per la festa di San Fermín. Durante la corsa Pamplona è piena di squadre di emergenza medica in allerta 24 ore su 24 perché è una manifestazione troppo pericolosa, in cui almeno ferirsi non solo è facilissimo, è proprio una certezza. Uomini e tori corrono insieme per le strade della città, ne parlò anche Ernest Hemingway nel romanzo Fiesta.

Ma queste tradizioni pericolose vanno lasciate sopravvivere o così o andrebbero modificate coi tempi che cambiano?

Vietare la corrida?

La corrida (alla fine della quale il toro muore necessariamente – e a volte anche il torero-) ora divide gli spagnoli: il mondo è cambiato, gli animali godono di una considerazione diversa e di rispetto. Il governo regionale della Catalogna, già sei anni fa, aveva contribuito ad una legge, da applicare su tutto il suo territorio, che prevede il divieto della corrida. Ma adesso la Corte Costituzionale, ha annullato questo divieto: la Catalogna può mantenere la tradizione della corrida che viene definita Patrimonio Culturale Immateriale di tutta la Spagna.  La situazione è complicata, perché è bello tenere vive le tradizioni, ma quando il prezzo è la vita di un essere vivente, che sia umano o animale, forse è un prezzo troppo alto. Il dilemma è: il sacrificio della vita di un animale vale il biglietto di uno spettacolo?

Articolo di Ludovica Mione, classe 2A

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo, Confini Reali, Diritto e Costituzione: tra libertà e senso civico, Frontiere e confini, Sostenibilità, Storia e turismo sostenibile

La ricchezza dei margini

In Italia ci sono molti piccoli comuni sperduti e/o abbandonati che invece sono bellissimi, secondo noi, e nascondono tradizioni antichissime, paesaggi meravigliosi e storie emozionanti.

Si concentrano soprattutto nella zona interna dell’Italia, arroccati lungo il nostro splendido Appennino.

Dovremmo valorizzarli e riscoprirli, perché altrimenti si perderà anche un pezzo della storia dell’Italia. Su un articolo di Repubblica leggiamo: <<Sono 5.498 i piccoli Comuni in Italia (con popolazione pari o inferiore a cinquemila abitanti ma anche quei comuni istituiti con la fusione tra centri che hanno, ognuno, popolazione fino a 5.000 abitanti) su un totale di 7.914: rappresentano il 69,5% del complesso dei Comuni italiani e amministrano il 50 per cento del territorio nazionale. Ci vivono quasi 10 milioni di cittadini, il 16,51% della popolazione italiana>>.

Esiste anche una legge, la legge Realacci, che serve a tutelarli. Questa norma prevede:
il recupero dei centri storici,
la diffusione della banda larga,
la tutela dell’ambiente,
la prevenzione del rischio idrogeologico e
la realizzazione di itinerari turistico-culturali ed enogastronomici.

Questo permette di andarli a visitare e di scoprirli attraverso un turismo sostenibile che ci piace e apprezziamo, ne hanno parlato gli studenti degli anni scorsi anche qui. Tra i vicoli di questi borghi si sente l’odore del pane appena sfornato e si è circondati dalla natura. È un’Italia lontana dalle grandi mete turistiche tradizionali, ma assolutamente magica..

In fondo, a pensarci bene, l’Italia è un Paese di paesi, territori che da troppo tempo, però, sono stati lasciati in balìa dello spopolamento e dell’abbandono: i giovani vanno verso le grandi città e nei borghi non resta nessuno. Che possiamo fare? Renderli più interessanti e funzionali secondo noi, anche attraverso attività culturali per esempio.

Il circuito dei Borghi Autentici d’Italia è una rete che riunisce piccoli e medi comuni italiani con l’obiettivo di farli scoprire e conoscere. Ci sono moltissimi paesi abruzzesi che ne fanno parte. Spulciate sul sito per saperne di più e ricordatevi che la ricchezza non necessariamente sta nel centro, ma è spesso nascosta anche sui margini e sui confini.

Articolo di Simona Campellone, classe 2A

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo, Confini Immaginari, Lingue e culture diverse: parole e tradizioni oltre le barriere, Popoli: geostorie tra spazio e tempo

JUHANNUS – SOLSTIZIO D’ESTATE TRA KOKKO E FIORI DI CAMPO

Il solstizio d’estate per molti è il momento più bello dell’anno. In tutto il mondo si festeggia il ritorno della luce, dell’estate, delle giornate lunghissime, dei fiori, del sole.

Vedremo come il solstizio è festeggiato in diversi posto del Mondo. Cominciamo con la Finlandia. Juhannus è la tradizionale festa nazionale finlandese per celebrare il giorno più lungo dell’anno. Poiché segna l’inizio della stagione estiva, molti finlandesi vanno in vacanza simbolicamente proprio quel giorno o se non possono partire fanno piccole gite giornaliere. La fine di giugno è un periodo pieno di eventi, soprattutto perché qui il buio ormai scomparirà per tutta la stagione e si vedranno sempre più spesso i meravigliosi fenomeni del sole di mezzanotte.

Nelle regioni settentrionali della Lapponia Finlandese il Sole resta sopra l’orizzonte per più di 70 giorni consecutivi, sotto il Circolo polare, invece, tramonta ma solo per pochissimo tempo durante la notte e cmq non si può dire che diventi buio davvero.

Le tradizioni principali del solstizio d’estate sono legate ad alcuni elementi principali: sauna e bagno nelle acque pure finlandesi, fiori e fuochi accesi.

Fare la sauna e poi il bagno è simbolo di rigenerazioni in tutte le culture nordiche, oltre ad essere una importante pratica di benessere, soprattutto per la circolazione.
Secondo una credenza popolare, poi, se una giovane ragazza ripone sette fiori appena colti sotto il suo guanciale prima di addormentarsi il giorno del solstizio d’estate, riuscirà a sognare il suo futuro fidanzato.
E infine i falò, cioè i kokko. Di solito si accendono il giorno di San Giovanni (Juhannus appunto) per il solstizio d’estate, in zone controllate e sicure per bruciare gli spiriti maligni e purificare l’atmosfera.
Nei tempi passati il solstizio d’estate era considerato un momento magico, di passaggio, con varie tradizioni legate alla fertilità, all’abbondanza e all’amore. Non a caso molti matrimoni sono organizzati proprio in questo periodo, complici le temperature più favorevoli.

“uhannus è un momento di transizione fra due mondi, quello del buio e quello della luce e infatti, per attirare la buona sorte luminosa e gli spiriti amici i finlandesi amano divertirsi facendo rumore e bevendo molto, brindando alla vita che con l’estate torna a esplodere. 

Articolo di redazione della classe 2A

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo, Frontiere e confini, Lingue e culture diverse: parole e tradizioni oltre le barriere, Popoli: geostorie tra spazio e tempo

L’Amazzonia tra natura e cultura

foresta tropicale
Eliconia

Le foreste tropicali sono dei biomi che si sviluppano nelle zone equatoriali, cioè nelle aree dove le temperature elevate e le forti precipitazioni durante tutto l’anno,
permettono alla vegetazione di restare sempre verdi, rigogliose, potentissime.
Queste foreste si trovano in Africa, Asia e America Latina, in quest’ultima è collocata la più importante di tutte, l’Amazzonia. Anche se occupano “solo” il 7% delle terre emerse, le foreste tropicali racchiudono più della metà di tutte le specie animali e vegetali del mondo intero: una biodiversità incredibile!

L’Amazzonia è la più antica foresta pluviale del mondo: ha 100 milioni di anni, si
sviluppa in un’immensa pianura alluvionale compresa tra il massiccio della
Guayana a nord e l’altopiano del Brasile a sud, l’oceano Atlantico a est e la
Cordigliera delle Ande a ovest. Con una superfice di 6,7 milioni di chilometri
quadrati, è la più vasta e variegata foresta tropicale e pluviale della Terra e il più
grande bacino fluviale del pianeta. La regione corrisponde per gran parte al bacino
del Rio delle Amazzoni, si estende dalle Ande fino all’Oceano Atlantico, e si trova
per circa due terzi in Brasile, mentre la zona rimanente si divide tra Colombia,
Ecuador, Perù, Bolivia, Venezuela, Suriname, Guyana e Guayana Francese.
L’area
è coperta prevalentemente da una fitta foresta pluviale umida tropicale, intervallata
da savane, praterie, paludi, bambù e foreste di palme che costituiscono ecosistemi
unici e una ricchezza ineguagliabile in termini di biodiversità acquatica e terrestre.
Basti pensare che il 10% delle specie conosciute sulla Terra provengono
dall’Amazzonia. Il più grande numero di specie di pesci d’acqua dolce al mondo si
trova in questa regione (circa 3.000) a cui si aggiungono 427 specie di mammiferi,
1.300 di uccelli, 378 di rettili e 427 di anfibi. Inoltre in questo vasto bioma il 75%
delle 40.000 specie di piante presenti sono uniche ed endemiche. Lo stesso livello
di diversità si riscontra per gli invertebrati: ogni 2,5 kmq di foresta si possono
rilevare circa 50.000 specie diverse di insetti.

L’Amazzonia gioca un ruolo fondamentale nella stabilità del clima regionale e globale, non solo perché la sua vegetazione trattiene il carbonio, ma anche perché grazie al suo immenso bacino idrografico facilita la circolazione dell’aria che dall’Oceano Atlantico si muove verso le Ande orientali.


Cascata do Caracol (Canela, Brasile)

Tutta questa abbondanza di risorse naturali non è sfuggita al gigantesco appetito dello sviluppo economico e delle multinazionali che ne sfruttano il territorio e le materie prime su scala industriale. Infatti il più grande nemico di questi ecosistemi è l’uomo.

La deforestazione è uno dei principali problemi a cui le foreste tropicali vanno incontro: non solo le piante, ma anche gli animali che ci vivono sono in serio pericolo. Più della metà delle foreste tropicali del mondo sono state distrutte in modo irrimediabile. L’Amazzonia è un grande “produttore” di ossigeno, unico “antidoto” per l’effetto serra: l’accumulo nell’atmosfera di anidride carbonica e di altri gas e il conseguente trattenimento del calore solare, ha portato negli ultimi 130 anni a un riscaldamento della superficie terrestre. Se questo fenomeno non si fermasse le conseguenze potrebbero essere catastrofiche: evaporazione dei mari, scioglimento
dei ghiacci polari, scomparsa di molte forme di vita. Un patrimonio dell’umanità; una riserva di ossigeno per il mondo che dobbiamo assolutamente tutelare.

Non solo natura: l’Amazzonia è anche un territorio in cui vivono popoli indigeni. Sono circa 400 i popoli, con circa un milione di persone, che vivono nelle foreste amazzoniche.


Comunità come quelle dei Karipuna, Guarani, Yanomani, Kichwa, Shuar, Wajapi spesso vivono in isolamento volontario o non sono mai stati a contatto con il mondo esterno. Tribù che con la loro storia e con le loro tradizioni rispettose della Natura che li circonda hanno contribuito a plasmare e proteggere la biodiversità di questi
grandi ecosistemi
. L’Amazzonia è abitata da società che hanno in comune
molti tratti culturali, ma le cui lingue sono caratterizzate da una grande diversità. Ci
sono circa 330 lingue esistenti. Nonostante le disparità, il contatto a lungo termine
tra molti dei linguaggi, ha creato somiglianze tra molte lingue confinanti che non
sono geneticamente correlate tra loro. Le piccole tribù parlano anche l’inglese, che
viene utilizzato come una delle loro lingue secondarie. Gli indigeni che vivono in
questi territori devono adattarsi alle condizioni ambientali presenti, ad esempio il
cibo. La principale fonte di proteine per queste tribù ​​è il pesce, seguito dalla caccia
di pecari, tapiri, roditori e scimmie. L’espansione agricola, con la sua versione del
taglia e brucia, è iniziata sulle montagne delle Ande occidentali e si è estesa sulla
maggior parte dei principali fiumi in Amazzonia.
Alcuni gruppi, in particolare quelli
che si basano sull’agricoltura, sono piuttosto aggressivi e inclini ad attaccare i loro
vicini. Tuttavia, esistono relazioni simbiotiche tra le diverse civiltà: ad esempio i
Tucanoans, che si basano sull’agricoltura, commerciano con i Nadahup, che sono
cacciatori-raccoglitori. Questi ultimi forniscono carne animale dalla selva e veleno
ottenuto da pesce, e in cambio ricevono farina di tapioca dalle piantagioni
Tucanoan, così come la ceramica.


Le tribù di indios esistenti in Amazzonia sono numerosissime; vediamone qualcuna.

I Tupi erano una delle più importanti popolazioni indigene del Brasile. Gli studiosi
ritengono che inizialmente si stabilirono nella foresta amazzonica. Erano divisi in
diverse tribù costantemente in guerra tra loro. I Tupi mangiavano i resti dei parenti morti come una forma d’onore e rispetto per i defunti. Il fenomeno dei rituali di cannibalismo in Brasile è diminuito costantemente dopo il contatto europeo e l’intervento religioso.

Gli Ye’kuana, sono una tribù che abita case con struttura circolare con un tetto a forma di cono fatto di foglie di palma. Costruire una atta, nome di queste abitazioni, è considerata una attività spirituale in cui il gruppo riproduce la grande casa cosmica del Creatore.

Gli Awá (o Guajá) sono un gruppo in via di estinzione di indios che vivono nella parte
orientale della foresta amazzonica del Brasile. Ci sono circa 350 membri, e 100 di
loro non hanno alcun contatto con il mondo esterno. Originariamente vivevano in
insediamenti, ma hanno adottato uno stile di vita nomade, circa nel 1800, per
sfuggire alle incursioni da parte degli europei. Nel corso del 19° secolo, furono
sempre più sotto attacco da parte dei coloni, che hanno eliminato la maggior parte
delle foreste dalla loro terra. Dalla metà degli anni 1980 in poi, alcuni Awá si sono
trasferiti in insediamenti stabiliti, ma per la maggior parte sono stati in grado di
mantenere il loro stile di vita tradizionale, in cui vivono del tutto nelle loro foreste.

Rio Negro

L’Amazzonia quindi è territorio di molte tribù che rappresentano un patrimonio
genetico, sociale e culturale unico al mondo e la cui distruzione equivale a bruciare
un libro di storia senza averlo letto.

Articolo di Greta Mannella e Lara Pacella, classe 3B