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Sostenibilità

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La ricchezza dei margini

In Italia ci sono molti piccoli comuni sperduti e/o abbandonati che invece sono bellissimi, secondo noi, e nascondono tradizioni antichissime, paesaggi meravigliosi e storie emozionanti.

Si concentrano soprattutto nella zona interna dell’Italia, arroccati lungo il nostro splendido Appennino.

Dovremmo valorizzarli e riscoprirli, perché altrimenti si perderà anche un pezzo della storia dell’Italia. Su un articolo di Repubblica leggiamo: <<Sono 5.498 i piccoli Comuni in Italia (con popolazione pari o inferiore a cinquemila abitanti ma anche quei comuni istituiti con la fusione tra centri che hanno, ognuno, popolazione fino a 5.000 abitanti) su un totale di 7.914: rappresentano il 69,5% del complesso dei Comuni italiani e amministrano il 50 per cento del territorio nazionale. Ci vivono quasi 10 milioni di cittadini, il 16,51% della popolazione italiana>>.

Esiste anche una legge, la legge Realacci, che serve a tutelarli. Questa norma prevede:
il recupero dei centri storici,
la diffusione della banda larga,
la tutela dell’ambiente,
la prevenzione del rischio idrogeologico e
la realizzazione di itinerari turistico-culturali ed enogastronomici.

Questo permette di andarli a visitare e di scoprirli attraverso un turismo sostenibile che ci piace e apprezziamo, ne hanno parlato gli studenti degli anni scorsi anche qui. Tra i vicoli di questi borghi si sente l’odore del pane appena sfornato e si è circondati dalla natura. È un’Italia lontana dalle grandi mete turistiche tradizionali, ma assolutamente magica..

In fondo, a pensarci bene, l’Italia è un Paese di paesi, territori che da troppo tempo, però, sono stati lasciati in balìa dello spopolamento e dell’abbandono: i giovani vanno verso le grandi città e nei borghi non resta nessuno. Che possiamo fare? Renderli più interessanti e funzionali secondo noi, anche attraverso attività culturali per esempio.

Il circuito dei Borghi Autentici d’Italia è una rete che riunisce piccoli e medi comuni italiani con l’obiettivo di farli scoprire e conoscere. Ci sono moltissimi paesi abruzzesi che ne fanno parte. Spulciate sul sito per saperne di più e ricordatevi che la ricchezza non necessariamente sta nel centro, ma è spesso nascosta anche sui margini e sui confini.

Articolo di Simona Campellone, classe 2A

Articoli Recenti, Attualità: come va il mondo, La linea sottile tra presente e futuro, Sostenibilità

Urbano VS Rurale

Il brano di Marcovaldo che abbiamo letto a scuola mi ha fatto riflettere sulle differenza tra la vita di campagna e quella di città. Credo che ognuno di noi almeno una volta nella vita si sia posto la domanda “dove è meglio vivere”. Al giorno d’oggi le persone che abbandonano la campagna per trasferirsi in città sono molte, è la tendenza degli ultimi decenni se ci pensiamo. Il primo motivo che spinge a spostarsi è il lavoro, perché la città come sappiamo offre più opportunità lavorative. Dipende anche dalla personalità di ognuno, dalle abitudini, dagli stili di vita ecc. La vita di città, ad ogni modo, ha vantaggi e svantaggi ed è molto diversa da quella di campagna che, allo stesso modo, ha pro e contro.

In città la vita non si può certo definire noiosa perché si ha la possibilità di fare tantissime cose, frequentare teatri, musei, bar di ogni genere, ristoranti, cinema, scuole, palestre, negozi, avere ospedali e studi medici vicino casa, mezzi di trasporto che permettono di spostarsi da un luogo ad un altro. Insomma qualsiasi cosa ci viene in mente è a nostra disposizione. Anche la vita sociale è diversa perché possiamo frequentare gli amici, studiare insieme, parlare e confrontarci a vicenda con estrema facilità e soprattutto confrontarsi con molta più gente, rispetto a un paese medio piccolo. Dietro tutto questo però ci sono anche molti svantaggi. Infatti in città non c’è tranquillità, silenzio e relax, come quelli che invece abbiamo in campagna: quella in città è una vita frenetica, ogni giorno dobbiamo tener conto del traffico, dei parcheggi che non si trovano facilmente e, non ultimo, dell’inquinamento. C’è troppo cemento e palazzi che non permettono di vedere i colori delle stagioni. A meno che non si è attentissimi osservatori come il nostro personaggio di Calvino.

In campagna invece le vite scorrono proprio in base alle stagioni, in maniera semplice, naturale, ciclica: la vita rurale ci offre aria pulita, ci si può immergere nella natura con estrema facilità, camminare tra gli altri, riscoprire noi stessi, sentire il rumore di un ruscello, il cinguettio degli uccelli e chi ama gli animali può tenerli senza che nessuno intorno si lamenti. La nostra salute è sicuramente migliore senza stress ed ansie e con un livello di inquinamento sicuramente inferiore. Anche la nostra alimentazione è diversa, troviamo facilmente prodotti bio a km 0 oppure abbiamo la possibilità di coltivare un nostro orticello, allevare il bestiame ecc. Anche la campagna però ha i suoi svantaggi. Purtroppo ci sono meno opportunità di lavoro, mancanza di servizi principali, soprattutto manca la vita sociale. Infatti spesso viviamo isolati e lontani dal mondo tecnologico, a volte ancora senza wifi in alcuni piccoli centri, specialmente dell’Italia interna, appenninica e non solo, e per spostarci è necessario avere una macchina o un qualsiasi mezzo di trasporto, altrimenti tutto è più difficile.
Io che abito in un paese di montagna sarei curioso almeno una volta di vivere un periodo in città, per potermi rendere conto delle differenze e delle difficoltà. Magari quando crescerò andrò a studiare fuori e lo sperimenterò. Ma allo stesso tempo, per ora, preferisco la campagna, perché trovo sia fondamentale vivere in natura. Secondo natura, anche.

Articolo di Paolo Lanno, classe 3C

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Abbiamo anche dei doveri

È vero che la nostra Terra è in affanno. Lo è per i tanti problemi che la affliggono, la distruggono, la modificano negativamente e che la fanno piangere. L’inquinamento è uno di questi. Sono molto sensibile a questo argomento perché trovo profondamente ingiusto che l’uomo sia stato capace di rovinare un bene cosi prezioso che non è un bene assoluto di qualcuno, ma di tutti. Ognuno ha il diritto di godere della bellezza della natura, dei suoi fiumi che alimentano terre e dissetano animali e che sono l’habitat di molte specie di pesci; chiunque ha il diritto di usufruire della maestosità degli alberi, dei loro frutti, della loro ombra, delle loro rigogliose chiome che sono il rifugio di molti uccelli; ognuno ha anche il diritto di godere delle montagne per lo sport, per attraversare i propri paesi, godere dei colori che assumono nelle varie stagioni oppure solo di rimanere incantati per via della loro bellezza.

Ma abbiamo anche dei doveri. Non solo diritti. Anche nei confronti della Natura e non solo degli altri esseri umani.

L’uomo non ha utilizzato la natura solo per vivere, così come abbiamo studiato che ha fatto nei primi secoli della formazione della Terra, ma è arrivato a sfruttarla, cioè ottenere da essa sempre di più senza rispettarla; senza curarsi delle conseguenze, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui l’inquinamento è ovunque ed è causa di morte di molte specie viventi, compreso l’uomo. L’uomo, di questo passo, morirà per la sua stessa mano. Ma che follia è mai questa? Vogliamo rendercene conto prima che sia tardi?

Ognuno di noi è chiamato allora a curare e a rispettare ciò che lo circonda. E un concetto che bisogna avere chiaro è che tutti (ma davvero tutti) possiamo fare qualcosa, iniziando dai piccoli gesti quotidiani perché uniti a quelli degli altri, daranno alla natura un grande aiuto e un sospiro di sollievo; per esempio, chiudere il rubinetto mentre ci spazzoliamo i denti, così da risparmia acqua; o spegnere la macchina quando si è fermi, evitando
così inutili emissioni di gas; impegnarsi nella raccolta differenziata, che tra l’altro diventa un’attività divertente per certi aspetti. Molti pensano che sia troppo tardi per porre rimedio ai danni fatti in passato, invece, secondo me, tutti possiamo contribuire a salvare il Pianeta. L’unione, infatti, fa la forza.

Articolo di Irene Buzzelli

Articoli Recenti, Sostenibilità

Rifiuto, una strana parola

CHI INQUINA? Chi non conosce gli effetti dell’inquinamento sulla propria salute.

PERCHE’? Per lo scarso valore che si attribuisce ai beni ambientali e per risparmiare sui sistemi di smaltimento dei rifiuti

COS’E’ UN RIFIUTO?

Un rifiuto è “qualsiasi sostanza od oggetto derivante da attività umane o da cicli naturali, abbandonato o destinato all’abbandono”.Ma il significato negativo che attribuiamo ai rifiuti non riguarda la natura, visto che anche la natura ricicla: sono i nostri scarti, quelli dell’uomo, che sono sporchi, pericolosi e che sono tantissimi ad essere diventati un vero e proprio problema. La natura ci insegna però a riciclare i rifiuti e a farli diventare nuovamente prodotti utili, infatti, come sappiamo, in un ecosistema perfettamente naturale non esistono rifiuti. Potremmo imparare da questa grande Maestra come comportarci e potremmo iniziare dalla raccolta differenziata, che è l’operazione che permette di separare i rifiuti suddividendo quelli da smaltire (rifiuti non recuperabili) da quelli che invece si possono recuperare, riciclare o reimpiegare. La raccolta differenziata diventa un grande risparmio di energia. Gettare via qualcosa significa, infatti, gettar via anche l’energia consumata per produrla. Basta solo informarsi presso il proprio comune di residenza o su siti ufficiali, così da capire bene cos’è l’organico, ad esempio, o il secco, e così via.

La classificazione dei rifiuti:

rifiuti urbani

  • Rifiuti domestici anche ingombrantirifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade
  • rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche
  • rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali.

rifiuti speciali

  • I rifiuti da lavorazione industriale
  • i rifiuti da attività commerciali
  • i rifiuti derivanti dall”attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti da trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi
  • i rifiuti derivanti da attività sanitarie
  • i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti
  • i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti
  • altri.

rifiuti urbani pericolosi (RUP)

Sono i rifiuti che contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze pericolose e che quindi devono essere gestiti diversamente, come per esempio i medicinali scaduti e le pile.    

rifiuti speciali pericolosi

Sono quei rifiuti generati dalle attività produttive che contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze inquinanti, come:

  • Raffinazione del petrolio
  • processi chimici
  • industria fotografica
  • industria metallurgica
  • oli esauriti
  • solventi
  • produzione conciaria e tessile
  • impianti di trattamento dei rifiuti
  • ricerca medica e veterinaria

Dopo aver capito un po’ quali sono i rifiuti e quali sono quelli più pericolosi, chiudiamo con la regola delle 4 R, che è facilissima da memorizzare e ci aiuta molto nel farci ricordare quali sono i comportamenti giusti da adottare:

RIDUZIONE… produrre meno rifiuti. Come? Scegliendo prodotti costituiti da minor materiale di imballaggio, portando da casa la borsa della spesa, servendosi di prodotti ricaricabili, ecc.

RIUTILIZZO…utilizzare più volte una cosa prima di gettarla via permette di allungare il “ciclo di vita” degli oggetti. Come? Acquistando prodotti più facilmente riutilizzabili riducendo l’USA E GETTA, preferendo contenitori con vuoto a rendere, o gli imballaggi minimi, o riutilizzabili, o riciclabili con minimo impatto ambientale, ecc.

RECUPERO… Valorizzare il rifiuto come una risorsa per ricavare energia Come? Bruciando il legno nel caminetto per produrre calore.

RICICLO…Trasformare nuovamente il materiale. Come? Selezionando i rifiuti, adottando la raccolta differenziata, producendo ecodesign o ecogioielli etc. 

Beh, che dire? Differenziatevi!

Articolo di Michele Altieri, IIA


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Impronta ecologica

Si legge su Wikipedia che “l’impronta ecologica – o ecological footprint-  misura l’area biologicamente produttiva di mare e terra necessaria a rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana e ad assorbire i rifiuti prodotti”. Oggi purtroppo sappiamo che l’umanità utilizza l’equivalente di un pianeta e mezzo, ovvero il nostro pianeta ha bisogno di un anno e sei mesi per rigenerare tutto ciò che noi usiamo in un anno. Si pensa quindi che, se non ci saranno cambiamenti di rotta, nel 2030 avremo bisogno di due pianeti per far fronte alla nostra richiesta.

immagine tratta da @figliodellafantasia.wordpress.com

Possiamo allora fare qualcosa per migliorare questa situazione?
E se rispondessimo con un’altra domanda?
Che cos’è una smart city?

Forse la smart city è una parte della soluzione. Smart vuol dire intelligente e una città è intelligente se sa salvaguardare l’ambiente, se è dotata di un piano urbanistico innovativo e se permette ai cittadini di usufruire dei servizi in maniera veloce, grazie anche alla tecnologia. Dunque se diventa sostenibile. Come?
Attraverso, per esempio, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione: le Ict (Information and Communication Technology) infatticercano di garantire energia sempre più verde e pulita. Oppure le telecomunicazioni, che possono facilmente creare dei collegamenti tra persone e strutture attraverso la condivisione, raggiungendo più persone possibile e minimizzando gli sprechi. Anche mio articolo rientra in questo sistema. Sistema è una parola che ci piace, perché una città intelligente è un sistema, è una comunità che ottimizza l’uso delle risorse ma lo fa con l’idea di migliorare la qualità della vita.

Una città, quindi, può essere smart solo se lo sono anche i suoi cittadini. Siete d’accordo? Quindi, essere smart nel 2020 significa adottare comportamenti responsabili, prendersi cura della nostra casa che è il mondo, ma soprattutto, significa conoscere e informarsi: se io sono ignorante, cioè non conosco i problemi, non potrò mai trovare soluzioni.

Facciamo un piccolo ripasso, allora, ricordando che alcune risorse non sono rinnovabili. E questo è un primo problema perché sono risorse disponibili in quantità limitate e con tempi di ricostruzione molto lunghi. E quindi l’uomo dovrebbe usarle in modo consapevole. Eppure l’uomo ormai usa in maniera sbagliata e smisurata ogni risorsa, anche quelle rinnovabili che sono collegate ai cicli della materia e quindi si rigenerano.

È la natura stessa quindi che ci insegna a riciclare: essa stessa riesce a ‘’riciclare’’ i suoi rifiuti. Potremmo imparare da lei a riciclare, a ridurre e a differenziare. Che ne dite? Ne parliamo anche qui, cliccate.

Articolo di Michele Altieri, IIA

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Anthropoceano

Dopo il suo meraviglioso lavoro a Roma, di cui abbiamo parlato lo scorso anno qui, Federico Massa, in arte Iena Cruz, ha realizzato e donato nel mese di Novembre 2019 un murale antismog alla città di Milano.

Si intitola Anthropoceano, ed è bellissimo: la street art si fa così portavoce della lotta ai cambiamenti climatici e della sensibilizzazione ambientale. Il murale è stato realizzato con una speciale vernice che purifica l’aria e rappresenta con un’immagine dal forte impatto le cicatrici che l’uomo, con i suoi comportamenti discutibili, lascia sui fondali degli oceani. Al centro del disegno, che è stato realizzato in zona Lambrate, a pochi passi dalla stazione ferroviaria, si può vedere qualcosa di simile a una piattaforma petrolifera che sembra intrappolare tutto l’ecosistema marino. Il graffito vuole rappresentare il percorso della plastica dalla sua produzione fino allo smaltimento e contemporaneamente i danni ed il pericolo dello sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali che mettono a rischio la sopravvivenza delle più affascinanti creature marine.

Quello di Milano, dicevamo, non è l’unico murale realizzato dall’artista Iena Cruz: anche quello del quartiere Ostiense di Roma, proprio in uno degli incroci più trafficati della Capitale, ci offre uno spunto di riflessione sull’ambiente. Rappresenta, infatti, un airone alto cinque piani che caccia la sua preda in un mare inquinato.

La vernice con cui i due murales sono stati realizzati – “la Airlite” – è molto speciale, infatti 12 mq possono assorbire le sostanze nocive prodotte da un’automobile in una intera giornata. Questo tipo di vernice riduce notevolmente la presenza di biossido di azoto nell’aria, una tecnologia incredibile, che elimina agenti inquinanti tramite la luce naturale e artificiale. I due murales che misurano circa mille metri quadrati ciascuno depureranno le città come boschi di trenta alberi. un’idea grandiosa, oltre che bella! Il problema dei cambiamenti climatici e della tutela delle risorse naturali ha ormai contagiato tutto il pianeta e la street art si è fatta strumento di questo movimento. Anche a San Francisco, negli Stati Uniti, è spuntato un murale che raffigura Greta Thumberg, simbolo di una  battaglia che l’umanità intera ed il pianeta non possono permettersi di perdere.

di Ivana Maria Gargano

Cambiamento climatico e Agenda 2030, Smart City, Sostenibilità

Sustainability

Sustainability is a condition of development to grant the fulfillment of the needs of the present generation without compromising the possibility of future generations to fulfil theirs. This concept of sustainability was introduced during the first conference UN on environment in 1972.

Agenda 2030

Agenda 2030 for Sustainable Development is an action programme signed by the governments of the 193 UN member counties in September 2015. The 17 Sustainable Development Goals (SDGs) and the 169 associated goals are the core of Agenda 2030. They take into account the 3 dimensions of sustainable development: economics, social and ecological.

The 17 common goals focus on important issues for development: the struggle against poverty, the elimination of hunger and the fight to climate changes. “Common goals” means that they are shared by all countries and individuals: nobody must be left behind, sustainability is now our priority. .

The  sustainable development goals will have to be realized by 2030. This means that every country in the world has to give its contribution.

Sustainable Cities: Examples In Europe And In The World

An example of a sustainable city is London where, in the area of Canary Wharf and in Westfield Shopping center, Pavengen technology is used. This technology turns people’s steps on the pavement into electric energy.

Mexico City was one of the first cities in the world to try the use of “Smog-eating“, panels on the walls of buildings to reduce pollution.

And…Rome: a five- floor tall heron hunts its prey in a polluted sea and in the same time it removes air pollution in one of the most congested crossroads of Rome. “Hunting Pollution is the biggest green mural in Europe. It was created in Rome Ostiense borough and the paint whereby it was made is very special: twelve square metres of it can absorb noxious substances emitted by a single car in one day. According to calculation, the whole painting, more than one thousand square metres wide, will clean the city air so much as 30 trees can do. Author of such art work is Federico Massa, known under the art name of Iena Cruz, a street artist from Milan who is known worldwide. He has been tackling for years now the issues of environmental pollution, global warming and of dying species like, for example, the heron.

Article by Giulia Romano

Smart City, Sostenibilità

Il riciclo creativo

Al giorno d’oggi è molto importante fare attenzione all’ambiente, lo abbiamo detto e scritto molte volte, ma noi ci crediamo davvero. E crediamo che sia indispensabile agire, non solo parlare e scrivere, agire correttamente. Per esempio, è stata introdotta, in quasi tutte le città, la raccolta differenziata, che tutte le città dovrebbero avere e che tutti dovrebbero saper fare. Ma ci sono anche altri metodi per RI-utilizzare alcuni materiali, soprattutto come la plastica o il vetro. Uno di questi è il RICICLO CREATIVO, che consiste nel ri-dare vita (in maniera innovativa) a oggetti usati che andrebbero buttati, riciclo che spesso può servire anche per evitare ulteriori spese oppure può essere un modo per fare largo alla creatività.

Il riciclo creativo è ormai diventato quotidianità, quasi una moda, infatti, materiali molto usati come il pellet si prestano bene a questo tipo di utilizzo, ad esempio si possono creare tavolini, letti, spalliere per le piante rampicanti o ancora fioriere. Insomma, molti di questi prodotti vengono realizzati soprattutto per un utilizzo outdoor, per abbellire i giardini o i balconi.

Altri oggetti sfruttati per il riciclo creativo sono i bottoni, usati però come decorazione. Oltre a questi, ci sono anche molti altri materiali con cui “giocare” in maniera artistica, oggetti impensabili come sedili di vecchie automobili, con cui si può arrivare a creare anche mobili e veri e propri complementi d’arredo. Molte persone arredano le proprie case o locali pubblici proprio con questi oggetti, in un’ottica sostenibile e di riguardo verso l’ambiente. Abbiamo cercato molto materiale in rete e l’ecodesign ci piace molto! Ci sono tante idee da sfruttare.

Articolo di Flavia Giancola, Maria Claudia Pio, Ludovica Bruno, Angelica Delle Donne


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L’economia circolare

Economia circolare è un’ espressione che indica un sistema economico ideato per potersi rigenerare in autonomia e che garantisce ecosostenibilità. E quindi, in un’economia circolare, i flussi di materiali sono solo biologici, perché possono essere reintegrati nella biosfera, e tecnici, perché possono essere più volte rivalorizzati.

Com’è nata l’idea?

Si iniziò a parlare di un’economia circolare perché efficace nella sua circolarità, nel suo impatto sulla creazione di posti di lavoro, nel suo saper risparmiare di risorse e della riduzione dei rifiuti. Questa ricerca venne resa pubblica begli anni 80 nello scritto Jobs for Tomorrow: The Potential for Substituting Manpower for Energy. L’accezione e l’idea di economia circolare comunque non può essere facilmente inqaudrata, è qualcosa che è nato nel tempo: non ha una data precisa di nascita o una paternità sicura, dal momento che trae ispirazione nel tempo da processi biologici. Le applicazioni pratiche ai sistemi economici moderni e ai processi industriali risalgono agli anni ’70. L’idea di un circuito circolare dei materiali venne presentata nel 1966 da Kenneth E. Boulding nel suo articolo “The Economics of the Coming Spaceship Earth“. I maggiori obiettivi dell’economia circolare sono l’estensione e l’allungamento della vita dei prodotti, la produzione di beni di lunga durata e la riduzione della produzione di rifiuti. Insomma gli intenti sono nobili. Questo concetto di economia circolare insiste, inoltre, sull’importanza di vendere servizi piuttosto che prodotti.

Citiamo dal Corriere della Sera, che trae spunto da un servizio di Milena Gabanelli: Ogni anno l’economia mondiale consuma quasi 93 miliardi di tonnellate di materie prime tra minerali, combustibili fossili, metalli e biomassa. Di queste, solo il 9% sono riutilizzate. Il consumo di risorse è triplicato dal 1970 e potrebbe raddoppiare entro il 2050. Secondo il Global Footprint Network, per mantenere l’attuale stile di produzione e di vita, un solo Pianeta non è ci basta, ne servirebbe 1,7, ovvero un’ altra Terra. Nel 2018, il giorno in cui abbiamo consumato tutte le risorse naturali che il Pianeta è in grado di rigenerare in un anno, è caduto il primo agosto: mai così presto. È come finire lo stipendio al 20 del mese, ma nessuno ti fa credito per gli altri 10 giorni. E i mutamenti climatici sono legati anche all’utilizzo di materie prime. Il 62% delle emissioni di gas serra (escluse quelle provocate dal consumo del suolo) avviene durante il processo di estrazione e lavorazione delle materie prime, mentre solo il 38% in fase di consegna o utilizzo dei prodotti. Che succederà fra 30 anni, quando saremo 9 miliardi di persone e il riscaldamento globale più su di un altro grado e mezzo?”

Questo estratto ci fa molto riflettere, forse l’economia circolare è un buon mezzo per contrastare questo andamento ormai pericoloso: il riutilizzo dei prodotti diventa fondamentale, pian piano anche i cellulari stanno iniziando ad essere progettati secondo questa ottica di riutilizzo e di “seconde vite”. Diamoci una possibilità. Se riuscissimo ad adottare questo approccio circolare potremmo cambiare davvero le cose, ma questo significa che le fasi della produzione e la filiera coinvolta nel ciclo produttivo vanno ripensate. Bisogna innanzitutto progettare i prodotti pensando fin da subito al loro impiego a fine vita; poi si deve dare priorità all’utilizzo di energie rinnovabili e ai materiali che non inquinano, insomma una “green economy” potrebbe essere quel che ci vuole adesso!

Di Domenico Luigi, Frate Guido, Bibaj Endrit, Chiappini Alessandro

Geoletteratura, Sostenibilità

“Il 21 a primavera”

In occasione della giornata della poesia, la prof ci ha distribuito dei segnalibri con su stampata una poesia, un regalo per noi e un’occasione per riflettere.

Segnalibri


Questa poesia, Prima di tutto l’Uomo, di Nazim Hikmet, è un inno all’amore, amore per l’ambiente e la natura, ma soprattutto amore per l’essere umano. L’autore dedica al figlio queste parole, come messaggio importante da lasciargli e trasmettergli, come un tesoro prezioso da custodire, come una specie di ricetta per la felicità.
Noi abbiamo commentato e analizzato la poesia in classe e abbiamo espresso le nostre riflessioni sia oralmente sia in maniera scritta.

Scorrendo la galleria potrete leggere alcuni dei nostri lavori; l’immagine di copertina è una foto di Alessia Raimondi.