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Rift Evolution


Il Sistema Di Rift Valleys Africane Secondo John Walter Gregory, 1920

Le rift valleys (sì, al plurale) sono delle grandi fratture della crosta terrestre all’interno delle masse continentali che si allargano e si allontanano pian piano, nel tempo, anticipando la formazione di un nuovo oceano tra di esse. In Africa, come mostra la cartina appena sopra, c’è un sistema complesso di rift valleys. Ma veniamo a noi. La Rift Valley, quella che tutti abbiamo sempre sentito nominare, è un’enorme frattura geologica che scorre lungo tutto il bordo orientale africano, dalla depressione della Dancalia fino al Sudafrica e continua fino alla Siria attraverso il Mar Rosso, lungo un asse che va dal mar Morto alla valle del fiume Giordano. Le crepe crostali si trovano in tutto il mondo, ma quella dell’Africa orientale è la più grande.  Questa rottura si è creata dalla separazione delle placche tettoniche africana e araba. La potremmo definire anche una spaccatura (nella crosta terrestre ovviamente) e dobbiamo sapere che si estende per circa 6000 km, che è larga da 30 a 100 km e che in alcuni punti raggiunge la profondità di 1200 metri.

Questo processo geologico è iniziato 35 milioni di anni fa e ha causato un forte cambiamento climatico e ambientale: la fine delle foreste rigogliose che coprivano quasi tutto il continente e la creazione, coi processi di orogenesi e la nascita di nuove catene montuose, di una barriera che si è opposta alla circolazione dell’aria umida proveniente dal mare che ha reso il clima più caldo e secco e l’ambiente più arido.

Il movimento che ha provocato la spaccatura 35 milioni di anni fa prosegue anche oggi, naturalmente, ed è destinato a separare il Corno d’Africa dal resto del continente. Tutta quest’area lungo la quale si snoda la Rift Valley è fortemente sismica e vulcanica. Sono infatti di origine vulcanica i monti Kilimangiaro e il Kenya, ma anche il monte Meru, l’Elgon e il vulcano Ol Doinyo Lengai, che è l’unico vulcano natrocarbonitico del mondo (cioè con presenza di carbonati). Si capisce subito che è un posto incredibile! Nella parte meridionale del Mar Rosso, poi, la Rift Valley si separa in due direzioni diverse, verso est e verso sud. La zona della diramazione è chiamata triangolo di Afar o depressione della Dancalia: siamo in Etiopia e questo è un posto che vi lascerà senza fiato. Vi facciamo vedere una foto che vale più di mille parole e che descrive perfettamente la spettacolarità di questo posto:

Dancalia

La Rift Valley, inoltre, è stata una grande fonte di scoperte paleoantropologiche: i sedimenti della valle, provenienti dall’erosione degli altopiani circostanti, crearono un ambiente favorevole alla preservazione dei resti umani. Sono infatti state trovate numerose ossa di ominidi, antenati degli umani, tra cui anche quelle della famosa “Lucy”, uno scheletro quasi completo di australopiteco.
Tutto il sistema di rift valleys africane rappresenta un ambiente unico per capire bene e studiare l’origine e l’evoluzione dell’uomo: questo posto è infatti considerato la culla dell’umanità, ossia il luogo in cui si è evoluta e diversificata la nostra specie negli ultimi milioni di anni.

Rift Evolution, allora, come dice il titolo, perché ci sono posti sulla terra che più di altri ci insegnano che è tutto è in evoluzione insieme a noi. E che dalle spaccature entra la luce, e l’evoluzione cos’è, se non luce?


There is a crack in everything, that’s how the light gets in. (L. Cohen)
Articolo di Michele Altieri, 3A

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Placche e confini: un’introduzione

Islanda

Confini reali, realissimi. E instabili. La terra si suddivide in una ventina di placche tettoniche e gli scienziati concordano su questo: ci dicono che in origine il mantello terrestre era costituito da magma fluido che, con il progressivo raffreddamento, si è trasformato in roccia solida, quella che chiamiamo litosfera. Inizialmente due unici grandi continenti si spostarono e si espansero entrambi in direzione dell’equatore, scontrandosi tra di loro e formando così un super continente. A provocare lo spostamento delle placche è il calore che viene dall’interno della terra che, una volta raggiunta la litosfera, genera energia per spingere e spostare le placche. Questo supercontinente a sua volta si fratturò dando origine ad una decina di placche o zolle tettoniche principali ed altre micro placche.

Le placche, o zolle, “galleggiano” sullo strato sottostante al mantello superiore, l’astenosfera, e muovendosi (grazie alla spinta di cui parlavamo prima) possono collidere, scorrere l’una accanto all’altra o allontanarsi fra loro. Per questo, nel corso della storia della terra, i continenti  hanno subito numerosi mutamenti di forma e dimensioni, proprio perché queste placche interagiscono tra di loro attraverso queste linee di confine, lungo le quali avvengono i fenomeni endogeni che tutti conosciamo, quali ad esempio orogenesi, terremoti, eruzioni vulcaniche.

Analizziamo da vicino, però, a proposito di confini, i margini di zolla in base ai tre movimenti appena accennati. Troviamo tre tipi di margini, tutti instabili e tutti in continuo movimento:

  • Margini a scorrimento laterale o conservativi: lungo questi margini le zolle scorrono lateralmente l’una rispetto all’altra. Le faglie trascorrenti e quelle trasformi fanno parte di questa categoria e l’esempio più famoso di questo tipo di faglia è rappresentato dal complesso della famosa Faglia di Sant’Andrea, in California, tra la placca Nordamericana e quella Pacifica.
Faglia di Sant’Andrea
  • Margini divergenti o costruttivi: lungo questi margini le zolle, invece, si allontanano l’una dall’altra e creano delle faglie. Lo spazio così creatosi viene occupato da nuova litosfera oceanica, che si genera dalla risalita di rocce più leggere che, a sua volta, va ad insinuarsi tra quelle più pesanti. Un importante esempio è la Rift Valley, in Africa orientale, che si è creata proprio dalla separazione delle placche tettoniche Africana e Araba, o anche dalla placca che taglia in due l’Islanda, che per il suo intero territorio si colloca proprio sulla dorsale medio-atlantica, che separa la placca Nordamericana da quella Euroasiatica.
Rift Valley
  • Margini convergenti o di subduzione, distruttivi o di sovrascorrimento: come dicono i nomi stessi, lungo questo tipo di margine una zolla, avvicinandosi all’altra, si sovrappone ad essa. Un esempio di questo tipo è il margine orientale della placca di Nazca, che slitta sotto quello occidentale della zolla Sudamericana, dando origine alla lunghissima catena montuosa delle Ande.
Placca di Nazca

Le placche maggiori sono: Placca Antartica, Placca Sudamericana, Placca Africana, Placca Indo-australiana, Placca Pacifica, Placca Nordamericana e Placca Euroasiatica.

Le placche minori principali sono: Placca di Nazca, Placca di Cocos, Placca Caraibica, Placca Scotia, Placca Araba o Arabica, Placca Scotia, Placca delle Filippine, Placca Anatoliana e Placca Juan de Fuca.

La placca è un dunque un elemento rigido che comprende sia crosta terrestre che crosta oceanica. La tettonica delle placche studia proprio il movimento delle zolle, analizzandone la struttura e i movimenti.

La nostra rubrica approfondirà ognuna di queste placche, dopo questo primo articolo introduttivo ma doveroso, per capire come funzionano alcuni meccanismi. Il mese prossimo faremo tappa in Islanda e poi lungo la Rift Valley. Venite con noi?

Articolo di Guido Frate